La data del 1 gennaio 2023 sul diario è il punto di non ritorno. 'Forse è troppo impegnato' scrive lei, ma noi sappiamo che è una scusa per non ammettere di essere stata abbandonata. La faccia di lui mentre legge quella riga è la definizione di rimorso. In 30 Giorni per Ricominciare, il tempo è il vero antagonista della storia.
La richiesta del bambino di fare volantini per cercare la mamma è il colpo di grazia. Lui che non ha mai voluto fare foto, ora le cerca disperatamente per ritrovarla. Il contrasto tra il suo passato egoista e il presente disperato è gestito magistralmente. 30 Giorni per Ricominciare conferma che le storie familiari sono le più potenti di tutte.
La trasformazione del protagonista è palpabile. All'inizio sembra solo un uomo d'affari distaccato, ma leggendo quelle righe su Marte e Vito, qualcosa si rompe dentro di lui. Quando chiede al figlio dove sono le foto del matrimonio, si capisce che vuole davvero ritrovare quella famiglia perduta. Una recitazione intensa che cattura l'essenza di 30 Giorni per Ricominciare.
Quel momento in cui il piccolo mostra il disegno della famiglia è devastante. La semplicità con cui indica 'papà' e 'mamma' mentre il padre realizza di aver perso tre anni è cinema puro. Non servono urla, basta il silenzio di chi capisce di aver sbagliato tutto. 30 Giorni per Ricominciare sa come colpire dritto al cuore senza filtri.
Ho adorato come la sceneggiatura usa il cibo per raccontare l'amore. Le frittelle di zucca, la carne in agrodolce, i sottaceti per l'appetito... ogni piatto è una lettera d'amore non spedita. Quando lui legge che lei cucinava pensando alle sue esigenze, si sente tutto il peso dell'assenza. 30 Giorni per Ricominciare è una lezione di come si scrive il dramma domestico.