Il contrasto tra il cortile scolastico e la cella di detenzione è brutale. Vedere lo stesso dolore negli occhi del bambino e poi nell'uomo in divisa blu crea un legame emotivo fortissimo. La narrazione non risparmia colpi, proprio come in Il sipario cala, ci siamo noi.
Quel momento in macchina, con la madre che cerca di consolare la figlia, è un respiro di umanità in mezzo al caos. Gli sguardi dicono più di mille dialoghi. Una pausa necessaria prima di tornare alla durezza della vita carceraria mostrata in Il sipario cala, ci siamo noi.
Nella cella, le dinamiche di potere sono chiare e spietate. Chi comanda, chi subisce, chi osserva. La violenza psicologica è palpabile. Il sipario cala, ci siamo noi cattura perfettamente questa atmosfera claustrofobica senza bisogno di urla.
Rivedere il bambino bullizzato e poi l'uomo umiliato in prigione fa pensare che il passato non si cancelli mai. È una tragedia annunciata, raccontata con una delicatezza che fa ancora più male. Come sempre, Il sipario cala, ci siamo noi non delude.
Gli occhi del protagonista, sia da bambino che da adulto, raccontano una storia di abbandono e resilienza. Non serve parlare per capire il suo dolore. La regia sa come usare i primi piani per colpire lo spettatore, proprio come fa Il sipario cala, ci siamo noi.