La scena si apre con un'atmosfera tesa, quasi elettrica, come se l'aria stessa trattenesse il respiro in attesa di qualcosa di epocale. Fabio Luzzi, avvolto nel suo cappotto grigio scuro e con gli occhiali che riflettono la luce del sole, sembra uscito da un romanzo di successo: elegante, misterioso, eppure profondamente umano. Di fronte a lui, una donna in abito bianco — impeccabile, composta, ma con un tremito nascosto negli occhi — lo fissa come se stesse cercando di decifrare un enigma che ha tormentato i suoi sogni per anni. E poi, improvvisamente, lui dice: