Che cambio di ritmo violento! Si passa dalle emozioni forti della riconciliazione familiare alla fredda crudeltà dell'ufficio. Viviana Ferrari che fa causa per una foto è cattiveria pura. La faccia sconvolta della protagonista quando legge i documenti è impagabile. Questa serie non ti fa respirare mai.
L'attacco alle certificazioni di Londra sembra proprio una trappola orchestrata. Rossa che gongola mentre il capo consegna la notizia è inquietante. Mi chiedo se Viviana sappia qualcosa che noi non sappiamo ancora. La tensione sale alle stelle proprio quando pensavamo che tutto si fosse risolto.
Il monologo di Mia sulla rabbia che la teneva in vita è potentissimo. Stefano che la sprona a vivere per amore e per la nipotina è il cuore pulsante di questa storia. Vedere la famiglia ricomporsi mentre fuori si prepara la tempesta legale crea un contrasto drammatico perfetto in Finché non ci rivedremo.
Proprio quando Gabriele perdona la suocera e tutto sembra andare per il verso giusto, arriva la mazzata sul lavoro. È ingiusto e fa arrabbiare tantissimo. La determinazione di lei nel dire che può dimostrare le sue qualifiche fa sperare, ma l'ombra di Viviana è lunga e minacciosa.
La scena in ospedale è un pugno allo stomaco. Mia che chiede perdono a Gabriele e la risposta matura della ragazza mostrano una crescita incredibile. Vedere la nonna incontrare finalmente la piccola è il momento di pace che serviva dopo tanta tensione in Finché non ci rivedremo. Le lacrime sono vere, non recitate.